Il racconto di Francesco Salvaterra della salita invernale, effettuata insieme a Marcello Cominetti, della via Hrushka sul Mur de Pisciadù Orientale, gruppo del Sella, Dolomiti

Le cameriere dell’ apres ski “Peter” di Arabba sono esattamente come la ragazza disegnata all’ entrata, belle e con due bocce da Oktoberfest. “Estamos palmados” come si direbbe in slang (lunfardo) argentino, ovvero siamo cotti, stanchi di quella stanchezza felice che ti pervade dopo una giornata intensa. Dalla mie parti si dice “ho la poiana” che sarebbe un’ uccello rapace ma rappresenta lo stesso concetto.

Ci esprimiamo tra noi in slang ispano-argentino perché passiamo più tempo a scalare insieme in Patagonia che sulle montagne di casa. Siamo appena scesi dal Mur de Pisciadù Orientale (Gruppo del Sella) dopo aver ripetuto la via Hrushka. L’idea è stata di Marcello, che passando spesso da queste parti ha tenuto d’occhio la via per scegliere le condizioni migliori. Trent’anni di lavoro da guida alpina su queste montagne si traducono in un “garmin” vivente pronto a istruire un profano come me, che oltre a non conoscere molto questa zona delle Dolomiti soffre di scarsa memoria per i nomi delle montagne.

Il posto è bellissimo, anche perché l’avvicinamento è breve, meno di un’ora. La via segue un camino che incide dai piedi al capo l’intera montagna, nella prima metà si è formata una vera e propria cascata di ghiaccio. Fin qui scaliamo con piccozze e ramponi e usiamo le viti da ghiaccio per protezione. In un tiro di ghiaccio sottile troviamo un paio di vecchi chiodi, sapevamo che qui passava una vecchia via e l’idea di ripercorre le orme di avventurieri degli anni trenta in inverno conferisce un fascino particolare alla scalata. Non sappiamo se altri hanno già salito questa via nella stagione fredda. Ad un certo punto un camino veramente stretto conduce ad una sosta formata da un sassone incastrato a mò di pulpito, da qua si torna sulla via di roccia così come deve essere d’estate.

La parete è a nord e questi quarti gradi o poco più non ci sembrano così easy, con la neve, gli scarponi e le dita intirizzite, ma è questo il bello. La forcella in vetta ci porta sull’altro versante presentandoci un primo piano dello svettane Daint de Mesdì, un torrione molto fotogenico. Divallando in quella direzione imbocchiamo un canale che con un po’ di arrampicata in discesa e tre doppie ci deposita a pochi metri dalla groppa di tre camosci resi giganti dal pelo invernale. Appena si accorgono di questi due personaggi appesi a delle corde e infagottati in abiti colorati se la fuggono verso zone più tranquille, senza sfondare nella neve e ad una velocità che invidiamo non poco.

Tenendo i ramponi per non scivolare sulla ripida discesa dalla Val di Mezdì in breve siamo all’auto e a gustare una buona Weissbier, “palmati” e contenti.

Questa vecchia via è stata salita per la prima volta dal farmacista di Brunico M. Hruschka, con E. Lunz e R.von Zieglauer nel lontano 28 settembre 1933. Lunga 500m la difficoltà arriva al V- nel classico stile dell’arrampicata in camini dolomitici. Rivista in chiave invernale rappresenta secondo noi veramente una bella salita, non banale, divertente e avventurosa. Visto che è anche di comodo accesso è il ghiaccio si forma spesso merita di diventare una classica.

di Francesco Salvaterra

Marcello ringrazia: Patagonia, Ferrino, S.C.A.R.P.A., Salice.
Francesco ringrazia: Ferrino, Zamberlan, Climbing Technology.

SCHEDA: Hrushka, Sella, Dolomiti

Mittie B Brack News

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *